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Finalmente posso parlare con cognizione di causa: la mia bimba frequenta la scuola Ubuntu di Abbiategrasso ormai a tempo pieno da sei mesi (anche se è una scuola che “corteggiamo” da febbraio dell’anno scorso) e ora posso fare un po’ di bilanci sul percorso particolare che abbiamo scelto per i prossimi due anni, l’educazione libertaria.

L’anno scorso, il momento dell’iscrizione alla scuola materna e la conseguente apertura sul ventaglio delle scelte, degli indirizzi pedagogici, delle strutture e dei metodi fu un periodo molto stressante. Sentivamo sulle spalle la responsabilità di compiere la scelta giusta per la nostra bimba – scottati da un’esperienza difficile al nido – e iniziammo a visitare le diverse scuole e informarci circa i metodi praticati. Iniziai a leggere di reggiani, montessoriani, steineriani, andai a un paio di openday nelle scuole comunali locali e mi immersi in una tale confusione da non sapermi più orientare in alcuna direzione. Ogni opzione aveva dei pro e dei contro, ma c’era sempre qualcosa che strideva. Probabilmente non sapevo nemmeno io cosa stavo cercando…Incappai quasi per caso, tramite Facebook in un gruppo di genitori della mia zona, in questo nome così strano: Ubuntu. Cercai qualche informazione su internet, ma dal sito della scuola non riuscii a comprendere bene. Capii solo una cosa: si trattava di educazione parentale e libertaria.

E adesso cos’era l’educazione libertaria?! E quella parentale? Stavo aggiungendo altra brace al mio fuoco?

Incontrammo Francesca, la fondatrice e mamma di tre figli, poco dopo. Con grande professionalità e chiarezza ci ascoltò in quelle che erano le nostre preoccupazioni e richieste, i motivi per i quali ci eravamo trovati così male al nido, la nostra storia famigliare, le scelte educative praticate a casa e i sogni che avevamo per il futuro della nostra bimba.

Francesca ci spiegò il progetto e la scuola Ubuntu.

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La scuola Ubuntu è un percorso basato sulla partecipazione e sulla condivisione. I genitori (da qui, parentale), gli educatori e i bambini/ragazzi partecipano attivamente alle attività e alle lezioni della scuola, ognuno con la propria dignità di persona e le proprie competenze, guidati dal rispetto, dalla non-violenza (fisica ovviamente, ma soprattutto psicologica) e dalla libertà. Ci sono l’ingegnere, il maestro di pianoforte o violino, le madrelingua inglese e quella francese, la nonna-cuoca, il meccanico, ecc… Ogni persona intorno a noi può essere fonte di apprendimento in un determinato settore. La didattica prende a paradigma la spontanea spinta all’apprendimento insita nel bambino, se non costretto o disturbato da interventi autoritari esterni. E’ incidentale. Un famoso esempio storico di questa pedagogia è la scuola Summerhill.

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Viene dato grande spazio alle attività manuali, come nella scuola Montessori o Waldorf: i bimbi partecipano alla vita di comunità scolastica; apparecchiano, mettono a posto e aiutano a pulire, cucinano, panificano. Le espressioni artistiche come la musica e la danza, il movimento libero, la meditazione, il teatro vengono incoraggiate tutti i giorni. I bambini sono stimolati, ma lasciati sempre liberi di scegliere se partecipare o meno ad una attività o lezione.

Piccoli e grandi hanno spazi in comune ed altri dedicati, per permettere ai grandi di immergersi nelle lezioni didattiche e ai piccoli di giocare in stanze in cui le regole sono dettate solo da loro. Viene incoraggiato il meccanismo di imitazione del piccolo nei confronti del grande, da cui impara ad autoregolarsi e al tempo stesso il grande, caricato della responsabilità di essere d’esempio, cresce ancor più.

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Tutti trovano rispetto nella loro unicità e fasi delicate come l’inserimento e il distacco non sono standardizzate, ma costruite mettendo al centro il bambino e la sua famiglia. Durante le assemblee, il gruppo si autodetermina e discute ogni volta che ne sente la necessità le proprie regole, risolve i conflitti insorti e sviluppa pensiero critico e cosciente. Anche i co-educatori sono a misura di bambino e non utilizzano l’autorità per imporre comportamenti o risolvere problemi.

La mia bimba alla scuola Ubuntu è tornata serena, nei limiti di una quotidianità dove deve sottostare a causa dei nostri impegni professionali, e questa è la cosa in assoluto più importante.

La scuola Ubuntu di Abbiategrasso | #MAMMEAMILANO

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