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2017.

Duemiladiciassette sei stato decisamente l’anno più duro che abbia mai affrontato. Sei arrivato dopo un paio di anni già in salita per dimostrare di essere il re della festa.

Gennaio è iniziato con lo scoccare dei trent’anni, una ricorrenza che non ho festeggiato presa dalla tristezza e da un grande senso di solitudine. Per cercare di ritrovare me stessa allora ho corso… Col sole, col ghiaccio, con la pioggia, col vento. E nella mia azienda ho sponsorizzato un progetto di team building basato proprio sulla corsa, in cui ho provato emozioni uniche: tre mesi intensi nei quali ho vissuto sulla pelle l’energia del gruppo e ricevuto tanto aiuto professionale e personale. Allo stesso tempo ho fronteggiato anche critiche, invidie, qualche cattiveria e ho dovuto lavorare il triplo per difendere il mio valore.

A febbraio ho scoperto di avere un problema di salute congenito e ho passato giorni difficili, di paura e smarrimento. Mentre a marzo per lavoro ho dovuto affrontare la mia folle paura di volare. Ma sono partita e ho potuto realizzare il sogno di vivere per due giorni nella sede Google a Dublino.

Aprile è stato il mese più leggero. Ho fatto la prima gara di corsa della mia vita, la Milano Marathon in staffetta con colleghi meravigliosi. E’ stata un’emozione indescrivibile, un fiume di energia che mi ha nutrito l’anima. E sono anche riuscita a passare un intero weekend con un’amica: il primo da quando sono mamma.

Sempre in cerca di sfogare le tensioni famigliari e professionali, a maggio ho iniziato a fare pugilato. Ho imparato a guardare negli occhi gli avversari, soprattutto quelli fuori dal ring. E a giugno ho preso un riconoscimento importante sul lavoro, passando un duro sbarramento. Purtroppo nello stesso mese ho visto andare via dall’azienda persone a cui tenevo molto e una, oltre ad essere collega, era un’amica che mi manca ancora come l’aria.

L’estate è arrivata come una lama e sono stata schiaffeggiata da un lutto così traumatico che ancora non riesco ad ammettere che sia successo per davvero. Ho visto una famiglia dilaniarsi, persone annientate e ho versato fiumi di lacrime di nascosto, senza farmi vedere. Perché ero l’unica a poter sostenere quella pressione, in grado di indossare la miglior maschera e sorridere verso quei piccoli occhi inquisitori ai quali non sfugge nulla.

Settembre e ottobre sono stati mesi sfinenti, segnati dal cambio scuola con un inserimento lungo e difficile. Con innumerevoli mattine di pianti e serate di capricci, sempre da sola. Mentre a lavoro cercavo di dare il meglio. Ho dormito poco e sono stata così stanca da addormentarmi al mattino in auto, ferma ai semafori rossi.

A dicembre sei giorni prima di Natale, dopo quasi tre anni di buio, abbiamo deciso di separarci.

2018.

Sembra uno scherzo e invece sono ancora qui che rifletto sugli oceani di dolore che ho attraversato e che guardo il 2018 con gli occhi colmi di sogni e di speranze. Ci sono scelte che purtroppo riusciamo a compiere solo quando sul piatto della bilancia capiamo di mettere troppo: noi stessi e la nostra sanità mentale, per esempio.

Ero semplicemente stanca. Stanca di essere così profondamente infelice.
Perché non me lo merito e mi auguro solo che la mia bimba un giorno, da grande, potrà capirmi e perdonarmi.

Il 2017 a cuore aperto | MY LIFE

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