running 2Ho iniziato a correre quasi per una sfida con me stessa e senza pormi uno specifico obiettivo. Volevo certamente migliorare la mia forma fisica (perché perdere dieci chili sulla soglia dei trent’anni è impegnativo), ma soprattutto volevo fare qualcosa che mi facesse sentire “viva”.
Metto in chiaro una cosa: prima del 2010, quando mi sono trasferita a Milano, avevo sempre praticato attività fisica; non ero certo la Jill Cooper della situazione, ma ero sempre stata attenta e avevo addirittura lavorato in un centro fitness con piscina, cosa che mi permetteva di fare sport senza troppa difficoltà. Tuttavia, prima il trasferimento in una nuova ragione, nuovi ritmi, nuovo stile di vita e poi la gravidanza avevano segnato la morte del mio essere sportiva.

Da mamma lavoratrice e con pochi aiuti, non ero mai riuscita a ritagliarmi anche solo un’oretta un paio di volte a settimana. Inoltre c’era un tema di costi (qui palestre e piscine costano un sacco!) e di costanza: non ero sicura che sarei riuscita a reggere l’impegno, anche qualora avessi trovato quelle benedette due ore.

Eppure quest’anno c’era qualcosa di diverso in me: sentivo un bisogno quasi vitale di rientrare in contatto con la me più profonda, di fare qualcosa per me stessa, di cambiare, di sfogare la tensione e raggiungere un benessere sia psichico che fisico. Da diversi mesi vivevo, purtroppo, uno stato di profonda tensione e dovevo trovare il modo di uscirne.

Ho pensato alla corsa, all’inizio per una questione di praticità: non mi serviva attrezzatura, non richiedeva iscrizioni a palestre & co, non aveva orari stabiliti, ma potevo gestire tutto io.
Ero molto dubbiosa, perché tante volte in passato avevo già provato a correre, con risultati nulli. Dubito di essere mai arrivata alla terza uscita consecutiva. Non era mai stato decisamente il mio sport.

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Eppure, ci avrei provato. Non potevo fare altrimenti: il tempo di pensarlo e la mattina dopo mi svegliavo all’alba, infilavo le scarpe e una maglietta, mettevo le cuffie nelle orecchie e uscivo.
Senza obiettivi di durata o di distanza, senza valutazioni di qualità su come lo stavo facendo. Lo facevo e basta.

La prima mattina credo di aver fatto dieci minuti scarsi, alternati tra camminata e corsa perché il mio fisico non ce la faceva.
La seconda mattina Ginevra ha pianto, accorgendosi del fatto che la mamma stava uscendo di casa; le ho spiegato che avevo bisogno di andare. E’ stata molto dura, ma lei mi è sembrato abbia capito che si trattava di una cosa importante per me .
Di mattina in mattina io continuavo. Prima due volte a settimana, poi tre. Drogata da quel benessere endorfinico.

Non sono diventata Bolt, ma sono diventata più consapevole del mio corpo, più soddisfatta, più energica.
E’ stato davvero un peccato non aver dato una chance in più alla corsa in questi anni!

 

Come ho iniziato a correre | MY LIFE

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